Nettuno, a Firenze prende il nome di Biancone!

Nettuno, la divinità dell'antica Roma, a Firenze prende il nome di Biancone!

Tutto è iniziato con una disputa tra i coniugi. Da una parte il potente e famoso Cosimo I de Medici, e dall'altra la moglie, la duchessa Eleonora da Toledo. Una raffigurata come appassionata protettrice del grande Benvenuto Cellini, l'altra come duchessa del meno noto Baccio Bandinelli.

Firenze, nel 1559, fu l'anno in cui Cosimo I de Medici, duca di Firenze, fu nominato duca di Siena, per il quale si batté in seguito al trattato di Le Cateau-Cambrésis. Il suo potere fu in apoteosi con la creazione del Granducato di Toscana e della sua nobile e raffinata moglie Eleonora di Toledo, figlia del Viceré di Napoli. Eleonora era attenta alle arti, che a Firenze hanno avuto grandi protagonisti come il Bronzino, il Vasari e il Cellini. Usò la sua influenza e la sua autorità per far sì che il compito del "Biancone" venisse assegnato a Bandinelli, morto poco dopo i reparti. La Duchessa non perse la speranza e si servì della sua raffinata diplomazia affinché la scultura, già disegnata dall'orafo Bandinelli, fosse assegnata all'amato allievo Bartolomeo Ammannati.

Il soggetto mitologico, Nettuno, fu poi ironicamente chiamato dai fiorentini "i'Biancone". Per la statua fu creata anche una fontana, in omaggio alla supremazia marittima raggiunta da Firenze all'epoca, e i bordi della fontana furono decorati con capolavori del Giambologna.

L'Ammannati iniziò a lavorare intorno al 1560 ponendosi sotto la Loggia della Signoria e la statua fu inaugurata il 10 dicembre 1565; in occasione del sontuoso matrimonio di Francesco I de Medici con Giovanna d'Austria. Nel frattempo Eleonora di Toledo era scomparsa e Cosimo I si era ritirato nella Villa di Castello nel 1564, dove poi morì nel 1574.

Il completamento di tutti i componenti della fontana fu completato nel 1575. I fiorentini, oltre a chiamare saggiamente la famosa scultura "I' Biancone", sintetizzarono la loro polemica verve con la frase: "Ammannato, Ammannato, quanto marmo hai sprecato!" dove forse per la prima volta si mostrò la rivalità tra il famoso Benvenuto Cellini e l'Ammannati.

La trasformazione della fontana, inizialmente utilizzata come lavatoio, si è sviluppata nel tempo con atti vandalici e atti che hanno danneggiato la grande opera. Per questo motivo, in Palazzo Vecchio c'è una lapide del 1720 che vieta severamente l'interazione intorno e all'interno della fontana.

Nel 1830, durante le celebrazioni del carnevale, alcuni pseudo artisti rubarono una delle statue in bronzo del Giambologna e ancora oggi non è stata ritrovata.

Il "Biancone" domina ancora oggi in Piazza della Signoria come attore e testimonianza vivente dello spirito fiorentino forte, immenso nella critica e poco entusiasta nel riconoscere un concetto di grande bellezza. L'ultimo restauro è stato completato nel marzo 2019, dopo due anni di attento lavoro finanziato dal patronato di Casa Ferragamo, per ripristinare il suo colore bianco, influenzando Piazza della Signoria a Firenze con il suo atteggiamento cupo e feroce.

 

"Storie di Firenze" di Franco Torrini 2020

 

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